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I fiumi Bussento e Mingardo: un esempio emblematico del degrado nei parchi. Di Paolo Abate
Inserito il 27/09/2004

I fiumi Bussento e Mingardo: un esempio emblematico del degrado nei parchi

I fiumi Bussento e Mingardo: un esempio emblematico del degrado nei parchi.

 

Il nostro pianeta è sottoposto oramai ad una erosione sempre più grave delle risorse non rinnovabili, all’inquinamento dell’aria, dei mari, dei fiumi, alla perdita di habitat vitali per le specie animali e vegetali.

E, questo uso dissennato di Natura è frutto delle modificazioni e trasformazioni da parte dell’uomo che, così facendo, paradossalmente, mette in pericolo la sopravvivenza non solo degli altri esseri viventi ma anche della sua stessa specie.

E’ il colpevole, dunque, che deve provvedere a cambiare la sua visione egoistica e distruttiva della natura, ponendo finalmente l’ecologia come nuovo paradigma della politica.

In verità, i nodi fondamentali da sciogliere sono rappresentati dalla crescita demografica ed economica della specie umana basata, quest’ultima, su la produzione di beni materiali, spesso inutili e dannosi, con conseguente produzione esagerata di rifiuti. Sciogliere questi nodi dovrebbe essere la scelta prioritaria per l’umanità. Ma, in attesa di questa irrinunciabile svolta, penso di non indulgere a facile ironia se credo che uno strumento necessario per la difesa e la conservazione delle specie “relitte” ovvero quelle specie che non si adattano all’uomo e sono a rischio di estinzione senza la protezione umana, sia l’istituzione di aree naturali protette, sempre più numerose, ampie e veramente protette.

Questo dossier ha proprio lo scopo, come primo atto conoscitivo, di verificare e rendere pubblico il degrado esistente in un parco nazionale, per arrivare ad azioni sempre più forti di denuncia e di lotta al fine di invertire la tendenza descritta.

Abbiamo dedicato molto tempo (tutto agosto) e fatica per monitorare queste due bellissime valli, modellate dai fiumi Mingardo e Bussento, per documentare lo stato di salute degli ecosistemi presenti e le scoperte sono state tante e anche imprevedibili come quella dei rifiuti ingombranti all’interno dell’inghiottitoio carsico del Bussento, considerato “meta di incantevoli bellezze naturali” da opuscoli turistici diffusi nel Cilento.

Sarà necessario dunque proseguire, allargando a tutto il parco, l’indagine intrapresa.

 

 

LIPU                                                                                                  VAS                                                

 

 

DOSSIER SULLO STATO DI SALUTE DEI FIUMI MINGARDO E BUSSENTO

A cura di Paolo Abbate

 

 

Premessa

 

Nell’Atlante Ambientale 2003 della Campania a pag. 73 si legge:

“La Regione possiede un ricco patrimonio di specie animali e vegetali. Solo nel Cilento è provata l’esistenza di 2300 – 3500 specie vegetali superiori non coltivate.

Ma, molte di queste specie sono a rischio di estinzioni per le modificazioni e le trasformazioni antropiche di molti habitat, all’inquinamento delle acque, all’uso indiscriminato di pesticidi che, avvelenando le acque dei fiumi e delle falde sotterranee, mettono a rischio intere comunità animali e vegetali”.

Ebbene, sempre nello stesso Atlante si identificano, quali strumenti fondamentali della tutela e la conservazione degli habitat, e quindi della biodiversità, l’istituzione di aree naturali protette e la costituzione di reti locali, nazionali ed internazionali di aree protette.

 

Scopo del dossier

Gli ambientalisti non possono non considerare le aree protette come laboratori dove l’uomo può e deve sperimentare un nuovo rapporto con la Natura, dove questa cioè non sia considerata come risorsa da sfruttare, ma come un bene da tutelare e preservare.

E’ con questo spirito che abbiamo redatto il presente dossier che ha, pertanto, l’obiettivo di verificare lo stato di salute di due importanti ecosistemi del Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano: i fiumi del Mingardo e del Bussento.

E’ noto che i corsi d’acqua costituiscono per il loro isolamento geografico delle vere e proprie “isole ecologiche”. Pertanto, le comunità biotiche dei fiumi sono tra le più esposte all’impoverimento di biodiversità e alla estinzione totale di specie endemiche, a causa dell’inquinamento o dell’essiccamento del loro corso.

 

 

 

Mingardo e Bussento: Siti di Importanza Comunitaria (SIC)

 

Abbiamo preso in considerazione il Mingardo-Bussento, tralasciando ( soltanto per adesso!) l’altro grande fiume del Cilento, l’Alento, perché, mentre quest’ultimo non scorre nel parco (ad eccezione dell’ultima sua parte), il Mingardo e Bussento insistono per tutto il loro corso (ad eccezione della foce del Bussento) nell’area protetta (zona 1). Anzi, oltre che rientrare nel Parco, il Bussento comprende anche lunghi tratti del suo corso in zona SIC, mentre tutta la valle del Mingardo è considerata Sito di Importanza Comunitaria.

Non per niente, il Parco del Cilento comprende numerose aree SIC, sia sulla costa che all’interno, in considerazione della ricchezza di biodiversità, degna di essere preservata.

E, detto tra parentesi, la ricchezza di biodiversità del Cilento risulta così alta e non a caso. Terra di “tristi e di briganti”, come veniva considerata ai tempi dei Borbone, è rimasta fino a poco tempo fa lontana da forti modificazioni ed intrusioni antropiche, quali città, fabbriche, flusso di turismo di massa con relativi servizi e vie di comunicazione. Tendenza questa che sta modificandosi velocemente. La costa risulta oramai deturpata ampiamente: l’interno è sulla via di esserlo.

 

 

 

 

Chiare, Fresche e Dolci Acque

 

 

Dati ARPAC riferiti e rilevati nel biennio 2001/2002.

 

Nell’Atlante Ambientale 2003 il Mingardo ed il Bussento vengono riportati, sulla base di stato di qualità ambientale, con un giudizio “buono”. Che vuol dire: “bassi livelli di alterazione derivati dall’attività umana. La presenza di micro inquinanti è in concentrazione da non comportare effetti a breve e lungo termine sulle comunità biologiche”. Ma, osservando i dati di alcuni punti di rilevamento i giudizi cambiano in “sufficiente”: che vuol dire che “i valori mostrano segni di alterazione derivante dall’attività umana e sono sensibilmente più disturbati che nello stato di buono”. Anzi il Bussento presenta alla stazione di Sanza valori “scadenti”, mentre più a valle, alla sorgente nei pressi della risorgiva di Morigerati, il giudizio diventa riferibile alla classe IV, cioè “pessimo”. Questo è il giudizio più basso che comporta “un impatto antropico rilevante nella qualità e/o quantità della risorsa con necessità di specifiche azioni di risanamento”.

I giudizi sono sintetici e ricavati facendo una media tra i dati rilevati per i cinque punti di monitoraggio previsti, e relativi a stagioni differenti.

Ma la relazione che riporta i dati analitici della qualità biologica relativa al 2003 fa un quadro molto più precisa dei fiumi Mingardo e Bussento.

  

Mingardo

Staz. M1 – Alla sorgente il valore dell’ IBE è 11 (I Classe), cioè qualità ottima, tipica di un ambiente non inquinato.

Staz. M2 – A monte di Alfano la qualità biologica diventa III, cioè di ambiente inquinato e il valore dell’IBE passa da 11 a 7.

Staz. M3 – Ponte Monelli – Il valore dell’IBE si mantiene intorno a 7

Staz. M4 – Celle di Bulgheria – L’ambiente appare fortemente alterato e l’IBE rimane ancora basso intorno a 7 e la Classe 3. In estate con la diminuizione della portata, il fiume “non riesce a diluire il carico inquinante.

Staz. M5 – Foce – La Classe passa da III a bassa II. In estate quando il fiume è in magra questi non risulta monitorato. Comunque il fiume rivela un “peggioramento rispetto al 2002”.

 

Bussento

Staz. Bu 1 – A valle del paese di Sanza – L’esistenza di scarichi civili alterano la qualità biologica delle acque, provocando “sviluppi abnormi nelle popolazioni di organismi filtratori della sostanza organica”. Il valore dell’IBE passa da 11 a 9 e la Classe di Qualità risulta II.

Staz. B2, B3, B4, - La relazione riporta dati oscillanti sia per l’IBE sia che per la Classe di Qualità ma inferiori rispetto al 2002.

Il tratto dal lago Sabetta (diga Enel) all’inghiottitoio viene descritto come ancora vitale ma di qualità molto bassa.

Bu 5 – Foce – La qualità aumenta forse per l’apporto sostanzioso della risorgiva di Morigerati e dell’affluente Bussentino ancora abbastanza pulito.

 

Presentando questi dati vistose discrepanze, siamo stati invogliati a controllare più a fondo la situazione sul territorio.

 

Monitoraggio sul territorio

 

Il monitoraggio del Mingardo e Bussento, e naturalmente dei loro affluenti, è stato effettuato visitando lunghi tratti dei loro corsi, tenendo conto specialmente delle località considerate “bene naturalistico”. Abbiamo pertanto controllato la presenza di depuratori, le acque in uscita dai depuratori di tutti i comuni che insistono sul loro bacino idrografico, nonché la presenza di scarichi abusivi di liquami e le mini o macro discariche lungo le rive dei fiumi.

I depuratori, come diremo, sono quasi tutti probabilmente inefficienti, alcuni sono vere e proprie “vasche di decantazione”,  perchè  le acque in uscita risultano pessime.

Ci risulta che l’ARPAC – Ag. Di Salerno ha monitorato i depuratori dei vari paesi, ma i dati delle analisi non sono purtroppo disponibili.

 

Fiume Mingardo

Praticamente il fiume nasce dal massiccio del Cervati (alt. 1898) dalla sorgente fin sotto il paese di Rofrano prende il nome di Faraone. Congiungendosi con l’altro affluente, il Trave, assume il nome di Mingardo fino alla foce. Il fiume con tutta la sua valle è Sito di Importanza Comunitaria (IT 8050013).

I paesi che si affacciano su questa bellissima valle, in ordine dalla sorgente, sono: Rofrano, Montano Antilia, Laurito, Alfano, Celle di Bulgheria, Poderia, San Severino.

 

Molti sono i punti di sofferenza riscontrati lungo il suo percorso dalla sorgente.

  1. Tutti i paesi posseggono un depuratore (eccetto Rofrano) e versano le loro acque d’uscita nei corsi d’acqua. Ma poiché per ragioni diverse non funzionano o funzionano male, le acque d’uscita risultano, salvo rarissime eccezioni, sporche e maleodoranti. Spesso, dopo un temporale, i rifiuti solidi fuoriescono dalla vasche e finiscono direttamente nei corsi d’acqua.
  2. Alla sorgente del Faraone esiste una fabbrica di catrame in abbandono da anni, proprio sulla riva del torrente. Il catrame fuoriesce da grossi serbatoi in ferro e, con le piogge forti viene trasportato nel torrente stesso.
  3. Rofrano possiede un depuratore ma, sebbene finito, non è da tempo in funzione. Pertanto risulta abbandonato. I liquami arrivano al Faraone direttamente attraverso due fossi, vere e proprie fogne a cielo aperto.
  4. Sulla scarpata del torrente Trave, all’altezza del ponte sulla statale, vi sono discariche di materiale vario. Tele di plastica e cartoni sono stati gettati (18 Agosto 04) davanti ai nostri occhi dal contadino che coltiva l’orto sotto il ponte.
  5. I depuratori dei paesi di Celle e Poderia versano le acque “depurate” in zona “Pantana” dove, come dice il nome” ristagnano, in parte, le acque del Mingardo. Si forma così, per il cattivo stato delle acque provenienti dai depuratori suddetti, una zona altamente inquinata.
  6. Sempre in questa zona, ma sulla riva di un meandro del fiume, fu costruito, anni or sono dall’ Ente Parco, un laghetto artificiale con relativo casotto di “bird watching” (per gli uccelli migratori?). Le inevitabili piene del fiume, dopo poco tempo, hanno eroso la base, come era prevedibile, e porterà via ben presto il tutto.

 

Basso corso del fiume

Dalla Gola del Diavolo alla foce lo stato del fiume è veramente degradato.

  1. Fortissimo si presenta l’impatto ambientale (è stato valutato seriamente?) della superstrada oramai ultimata che proviene da Vallo. Un viadotto in ferro che poggia su 26 pilastroni di cemento armato tagliando tutta la valle e risultando visibile anche da molto lontano ( si ricorda che la valle è zona SIC).
  2. Sulla Mingardina, sulla riva sinistra del fiume, nel comune di Camerota, esistono discariche di materiali ingombranti, tra cui anche lastre di ETERNIT. Situazione più volte denunciata agli organi competenti. Due denuncie circostanziate sono state inviate alla Procura della Repubblica di Vallo della Lucania il 31/10/03 ed il 17/05/04 (n° prot. 1296/2003/45).
  3. All’altezza del ponte sulla Mingardina esistono due aziende le cui stalle versano i liquami direttamente nel fiume attraverso due grossi tubi interrati nel letto del medesimo. Inoltre, materiali ingombranti, macchine, legnami, rottami vari sono depositati sotto il ponte da sempre.
  4. Dal ponte fino all’Arco Naturale sulla foce del fiume il degrado è talmente diffuso e capillare che c’è stato impossibile eseguire un monitoraggio sistematico. Si registrano: cave di ghiaia con estrazione intensiva che abbassa il letto del fiume, alberghi, case, maneggi di cavalli, depositi, magazzini, campeggi (dove vanno a finire i loro liquami?).

 

 

 

 

Bussento: Un fiume moribondo.

Il fiume nasce dal massiccio del Cervati e scorre totalmente nell’area del Parco con lunghi tratti in zona 1. Anzi, presenta 3 zone SIC: l’Alta Valle (IT 8050001), il Basso Corso (IT 8050007) e la Grotta di Risorgenza a Morigerati (IT 8050016).

I paesi che insistono sul suo bacino idrografico sono molti e creano diversi punti di degrado.

Sanza, Caselle in Pittari, Morigerati, Sicilì, Torre Orsaia, Castel Ruggero, Roccagloriosa, Tortorella, Battaglia, Casaletto Spartano, Bosco, Acquavena posseggono tutti un depuratore che depurano in modo insufficiente i propri liquami, a considerare il colore e l’odore delle acque in uscita.

 

  1. A Sanza si riscontra il primo punto di sofferenza. I liquami di un allevamento privato vengono versati direttamente nel fiume. Infatti i valori del LIM (Livello Inquinamento Macro-descrittori) sono di qualità “scadente” (classe 4).
  2. Le 13 Fistole. Sono le risorgive che alimentano con abbondante acqua il fiume. Anche qui si riscontrano fenomeni di inquinamento dovuti a presenza di materiali di discarica.
  3. La diga dell’ENEL, la cui centrale è posta sotto Torre Orsaia, forma pochi chilometri a valle di Sanza il piccolo bacino artificiale detto lago Sabetta. Allo sbarramento si raccolgono rifiuti di vario tipo quali bottiglie, recipienti di plastica, copertoni e macchie oleose provenienti, evidentemente, da discariche a monte.

Stranamente un depliant della Comunità Montana descrive questo bacino come “cristallino e ricco di trote, tinche e anguille”.

La diga non rilascia il minimo garantito di acqua necessaria alla vita del fiume, il cosiddetto “deflusso minimo vitale” previsto per legge (152/99), per cui il Bussento, per circa 5 km., cioè fino all’Inghiottitoio carsico di Caselle, è completamente e perennemente secco. Pertanto, come abbiamo accennato precedentemente, l’estinzione di specie endemiche provoca perdita di biodiversità contravvenendo alla Convenzione di Rio de Janeiro – art. 8, ratificata con la legge 124/94.

  1. All’Inghiottitoio (la Rupe) del fiume, presso Caselle in Pittari, si presentano altre situazioni molto gravi. Alla uscita del depuratore del paese, viene immessa nel Bussento, a circa una cinquantina di metri dall’Inghiottitoio stesso, acqua lurida e maleodorante.
  2. Ci siamo inoltrati per un tratto nella grotta con un gruppo di speleologi di Roma e, con grande sorpresa, sono stati rinvenuti rifiuti ingombranti di vario tipo, come bombole del gas, bottiglie, oggetti di plastica, un carretto di ferro, etc. Materiali che, se il fiume avesse la portata normale e non solamente le acque di scarico del depuratore, costituirebbero senza dubbio un tappo al deflusso nell’Inghiottitoio. Tempo fa ci fu una inondazione provocata dal mancato deflusso del fiume: molto probabilmente la piena dello stesso dovuta alle forti piogge trasportarono materiale ingombrante nell’inghiottitoio. Paradossalmente, quindi, la morte di questo tratto di fiume scongiura un probabile disastro.
  3. La Grotta di Morigerati, dove il Bussento ritorna all’aperto dopo 9 km, è oasi del WWF. Vi vivono numerose specie protette quali il nibbio, l’istrice, la lontra, il gatto selvatico. Proprio qui esiste la grossa Sorgente del Vecchio Mulino che presenta, secondo i dati ARPAC citati, un inquinamento chimico-fisico grave (classe IV).

 

Affluente Bussentino

  1. Sotto Morigerati si immette nel Bussento il torrente perenne Bussentino che scorre nel suo tratto superiore in zona 1 del Parco. Ricco di acque pulite, almeno a monte di Casaletto Spartano, è popolato di trote, gamberi, anguille, visibili spesso anche ad occhio nudo. Purtroppo l’azione antropica crea anche qui punti di sofferenza:

a)      Sotto il paese esiste una centrale elettrica privata che sottrae con uno sbarramento quasi  tutta l’acqua del torrente (ved. Legge 152/99)

b)      Manca nello sbarramento una “scala di rimonta” per le trote per cui la riproduzione viene compromessa

c)      Manca una sorveglianza capillare per la pesca e la presenza di numerosi turisti che bivaccano ogni giorno sulle rive attrezzate o si bagnano negli slarghi del torrente.

  1. Una seconda diga, più a valle, cattura ancora le acque del fiume per alimentare, attraverso un lungo condotto, la centrale dell’Enel di cui al punto 3.
  2. L’ultimo tratto del Bussento si alimenta oramai delle acque di rilascio a tempo della centrale e delle acque che fuoriescono dalla Grotta di Morigerati, alimentate da sorgenti sotterranee nel lungo percorso carsico. ( ved. Scarichi di villaggi privati e seconde case sulla riva dx).

 

 

          NOTE

 

1)      la  legge 152/99 prevede che i corsi d’acqua che attraversano il territorio delle aree protette sono privilegiati al fine della protezione per la vita dei pesci (art. 10)

2)      Ma non solo. Le cave di ghiaia, secondo gli esperti, sottraggono l’apporto naturale di quel materiale terrigeno fine senza il quale le spiagge si impoveriscono. Si contribuisce così a quel fenomeno erosivo che sta portando rapidamente via la spiaggia e la pineta a sinistra del Mingardo (zona SIC).

3)      Gli opuscoli turistici dalla Comunità montana (2003) sponsorizzati da Ue e Regione Campania, indicano come “bene naturalistico” il fiume Bussento con le sue bellezze paesaggistiche che restituiscono al viaggiatore (fino dal 1700, secolo del Gran Tour, così è riferito) “il piacere della continua riscoperta di una natura incontaminata”. Sono infatti indicate, tra le altre, come “mete di incantevoli bellezze naturali” il lago Sabetta “ricchissimo di trote, tinche e anguille”, e la Rupe, inghiottitoio naturale dove il fiume entra sotterra attraverso un “imponente portale, offrendo ai visitatori uno spettacolo naturale dal fascino irresistibile” (Itinerari naturalistici escursionistici, pag. 8-9) . Forse, si potrebbe individuare in questa descrizione il reato di propaganda ingannevole?

 

 

 

 

Alle Procura della Repubblica

Vallo della Lucania

Dott Martuscelli

 di Salerno

Dott. Frattini

Di Lagonegro

 

 

 

 

 

 

Oggetto: Esposto per gravi fatti di inquinamento dei fiumi Mingardo e

                Bussento.

 

In seguito a numerose segnalazioni giunte presso la nostra Associazione descriventi puntualmente situazioni di grave degrado ambientale che riguardano i fiumi Mingardo e Bussento, abbiamo deciso di monitorare il territorio per verificare, in qualità di Associazione di Protezione Ambientale la situazione in oggetto.

                                                     

Premesso

 

  1. che il Cilento comprende numerose Aree S.I.C. sia sulla costa che nell’interno in considerazione della ricchezza di Biodiversità endemica presente (è provata l’esistenza di 2300-3500 specie vegetali superiori non coltivate);
  2. che il Mingardo ed il Bussento scorrono per intero nel Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano (zona 1) e che comprendono numeri Siti di Importanza Comunitaria (S.I.C.) (IT 8050013 – IT 8050001 – IT8050007 – IT 8050016);
  3. che la Legge 152/99 prevede che i corsi d’acqua che attraversano il territorio nelle Aree Protette sono privilegiati al fine della protezione della vita dei pesci (art. 10);
  4. che l’area, rimasta fino a pochi anni fa lontana da forti contaminazioni antropiche e da flussi di turismo di massa, avendo subito negli ultimi anni una fortissima inversione di tendenza, rischia di subire un forte danno ambientale qualora il controllo e la tutela non dovesse essere sufficiente.

 

 

A seguito del monitoraggio effettuato nel periodo di Agosto 2004 sul territorio, abbiamo evidenziato i seguenti punti di sofferenza ambientale:

 

  1. I Comuni monitorati (Rofrano, Montano Antilia,  Celle di Bulgheria, Poderia, San Severino, Sanza, Caselle in Pittari, Morigerati, Rocca Gloriosa, Tortorella, Battaglia, Casaletto Spartano), che gravitano sui bacini idrografici dei due fiumi, posseggono tutti un depuratore, eccetto Rofrano e Sanza. Ma probabilmente sono inefficienti se considerati il colore e l’odore delle acque in uscita versate nei fiumi in oggetto;
  2. Il Comune di Rofrano non possiede depuratore e versa i propri liquami direttamente nell’affluente del fiume Mingardo, Faraone, alla vista non inquinato a monte del suddetto depuratore;
  3. Vi sono discariche di rifiuti sul Mingardo, alcune con amianto, all’altezza del bivio Mingardina-Camerota e ai km. 3,6 e 4 della predetta Mingardina, nonché sul torrente Trave all’altezza del ponte sulla Statale 18;
  4. Il fiume Bussento, per circa 6 km. dalla diga della centrale idroelettrica ENEL (che forma il lago artificiale denominato “Sabetta”), situata nel Comune di Sanza, fino all’Inghiottitoio Carsico sotto Caselle in Pittari (La Rupe), rimane asciutto perché non è rilasciato il “Deflusso Minimo Vitale”, previsto dalla legge 152/99, con conseguente perdita delle biodiversità ed estinzione di specie endemiche (i fiumi, come noto, sono isole ecologiche);
  5. Il suddetto lago Sabetta presenta evidente stato di inquinamento dovuto alla presenza di liquami.
  6. Il depuratore di Caselle in Pittari versa direttamente nell’Inghiottitoio del Bussento i suoi liquami neri e schiumosi;
  7. Nell’Inghiottitoio suddetto, “meta naturalistica e turistica di fascino irresistibile” come definito negli opuscoli della Comunità Montana, sono stati rinvenuti rifiuti ingombranti quali: carretto di ferro, bombole del gas, materiali in plastica vari, etc., che creano un forte rischio di inondazione, come già accaduto in passato;
  8. Da rilevamenti dell’ARPAC effettuati negli anni 2001/2002 (vedi allegato) risulta un inquinamento chimico-biologico grave alla Sorgente “del Vecchio Mulino”, posta all’uscita del fiume Bussento a Morigerati,dopo il percorso sotterraneo. Sottolineiamo che la zona è Oasi del WWF nella quale vivono numerose specie protette.

 

Ciò premesso

                                                          

Chiediamo

 

Di intervenire per eliminare le cause del grave inquinamento e conseguente deturpazione ambientale monitorati, di rilevare ogni eventuale responsabilità e di perseguire gli eventuali responsabili come previsto dalla legge.

Si chiede altresì comunicazione all’indirizzo VAS – Calata Trinità Maggiore 4, 80134, Napoli, di eventuali archiviazioni.

 

Si allega cd con  foto del degrado effettuate in loco e i dati ARPAC citati.

                                                                      

 

Napoli, lì  18/09/2004           

                                                          

 

Responsabile Aree Protette Cilento         Coordinatore Provinciale VAS Salerno

             Paolo Abbate                                                  Walter Iannotti

 

 

 




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