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L'STITUZIONE DELLE MUNICIPALITA' OCCASIONE STORICA PER NAPOLI di ANTONIO D'ACUNTO ed ERMES FERRARO
Inserito il 29/11/2007

La prima sofferenza: la metastasi da Città a Megalopoli

La istituzione delle Municipalità occasione storica per Napoli.

Le delibere finora approvate dalla Giunta Comunale sono ancora fortemente inadeguate rispetto al trasferimento dei Poteri Delegati e alla riorganizzazione amministrativa, per esaltare la grande identità del centro storico e per trasformare le periferie in vere “città nella città”.

 

Sicuramente inadeguata alla importanza che può avere rispetto all’insieme dei gravi problemi che la Città oggi vive è l’attenzione di tutti, forze politiche e sociali, organi di informazione, opinione pubblica, sul decentramento e la istituzione delle Municipalità approvati dalla Giunta Comunale di Napoli: le decisioni che verranno adottate possono portare ad un nuovo “carrozzone politico” ancor più inutile delle attuali Circoscrizioni o invece gettare le Fondamenta Nuove per una organizzazione del Governo della Città profondamente vicino ai Cittadini, adeguato a risolvere i problemi quotidiani e di lungo respiro, ad affrontare esigenze di fondo, a valorizzare le potenzialità, a dare al territorio una rinnovata qualità urbana, a creare le condizioni per la tutela dell’ambiente e per uno sviluppo ecocompatibile.

L’abbiamo già detto, purtroppo inascoltati, nelle Osservazioni al Piano Regolatore Generale e in tante altre occasioni: la prima grande sofferenza di Napoli è sicuramente la metastasi da Città a Megalopoli: un vero tumore maligno causato dall’espansione senza limiti della Città di Napoli che assorbe e coinvolge nel processo degenerativo quanto progressivamente integrato. La metastasi è iniziata negli anni venti con la integrazione nel Comune di Napoli di tutti gli autonomi Comuni della Cintura attorno alla Città, S. Giovanni, Ponticelli, Barra, Secondigliano, Pianura ed è esplosa poi dal dopoguerra ad oggi, per interessi speculativi, ma anche per una cultura politica, economica ed urbanistica non rispettosa dei valori propri naturali e storico-culturali del territorio. Le conseguenze sono fin troppo evidenti sia sul Centro Storico - allo stesso tempo sovraccarico di funzioni e abbandonato e fatiscente, al di là di sporadiche immagini di splendore - sia sulla periferia,  caotico, informe, indistinto ammasso di espansione urbana, in complessivo stato di eterna provvisorietà e, dimensionalmente, non  appendice della Città, come il termine farebbe sembrare, ma  quasi totalità di essa.

Sul piano programmatico ed amministrativo continuiamo perciò a trovarci di fronte all’assenza di una progettualità, ravvicinata al territorio e allo stesso tempo coordinatrice di linee e scelte  generali, capace di dare ad ogni parte del territorio respiro e qualità e di proporla per gli infiniti valori connessi come Città di valenza internazionale; contestualmente,  la centralizzazione della operatività a Palazzo S. Giacomo è in perenne affanno,  palesemente e quotidianamente  inadeguata a dare risposta alle esigenze ed alle domande di quartieri ed aree diversi o fisicamente lontani, alle quali fa sentire una debole voce di presenza, solo nella occasione delle grandi emergenze, siano esse di calamità naturale, di servizi o  malavitose. Anche in questi mesi della esternazione e dell’ulteriore esplosione di violenza camorristica e sanguinaria, il richiamo alla presenza delle Istituzioni sul territorio è stato fatto nei soli termini di Forze dell’Ordine e non alla necessità di programmare ed avviare sin da subito un processo per rendere massimamente visibile, solidale, efficiente, di gran lunga superiore ai clan la loro capacità nell’indicare obbiettivi alternativi alla via della violenza e nel  dare risposta all’infinità di esigenze e di problemi, nei fatti sempre elusi. Questo avrebbe richiesto una profonda autocritica che è finora mancata.  

L’operazione del decentramento e la istituzione delle Municipalità, anche come premessa per la Istituzione della Città Metropolitana di Napoli - altra Chimera della recente vicenda istituzionale di Napoli- dovrebbe  andare proprio nella direzione di invertire tutti questi processi degenerativi prima descritti e porsi obbiettivi così rilevanti da ritenersi in assoluto storici, a partire da uno su tutti che pure da anni inutilmente invochiamo: superare l’idea stessa di Periferia e attivare il processo per trasformare su ogni piano “Le Periferie in Città nella Città”, recuperando valori dimenticati ed abbandonati, garantendo autonomia urbana per qualità, servizi, attività produttiva, rafforzando o introducendo funzioni rilevanti.

Purtroppo le Delibere della Giunta Comunale sul Decentramento e sulla Istituzione delle Municipalità sono finora fortemente inadeguate rispetto a queste esigenze: decisamente conservatrici rispetto al mantenimento dei poteri centrali dei singoli Assessorati e dell’apparato, individuano obbiettivi di decentramento estremamente modesti, racchiusi nell’Articolo 88 della Delibera n° 35 del 07/12, relativi a meri interventi di manutenzione urbana locale ed attività socio-assistenziali locali, attività scolastiche e gestione dei servizi amministrativi, continuando in tal modo a negare la  funzione istituzionale di base, direttamente collegata alla necessità di rafforzare i valori di una programmazione ravvicinata e della partecipazione democratica dei cittadini.

Perdere anche questa occasione sarebbe un fatto molto grave per la Città. Occorrono perciò una volontà ed un impegno straordinari da parte di tutti, a partire proprio dalla Giunta Comunale,  per una profonda riscrittura del Decentramento e della Istituzione delle Municipalità. Il coinvolgimento pieno della Città nelle sue articolazioni, espressioni associative, rappresentanze è sicuramente uno dei fattori centrali per ottenere un grande, storico risultato per la Città.

  

Auspichiamo che in questa direzione vadano in tempi rapidi le prossime iniziative della Amministrazione Comunale di Napoli.

 

 

 

 

 

 

 




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